sabato 15 ottobre 2011

Cartoline dai lettori delle Cartoline dai morti di Franco Arminio



L'ho letto perché uno mi ha detto di leggerlo. Era un commesso della libreria, gli avevo chiesto qualcosa di poco impegnativo. Mi sa tanto che ha capito tutto il contrario.

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Lo sto leggendo adesso. Voglio vedere dove va a parare.

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L'ho comprato prima di andare a lavoro e l'ho messo in tasca. Me lo sono dimenticato per mezza mattinata. Alle undici ho preso il caffé e mi sono fumato una sigaretta, poi sono scappato in bagno. È spuntato dalla tasca grande dei pantaloni mentre me li abbassavo. Ho passato più di mezz'ora nel bagno e l'ho letto tutto, velocemente. Quando sono uscito il direttore mi ha chiesto se fosse tutto a posto. Ho mentito che non mi sentivo bene per niente e lui mi ha detto di tornarmene a casa. L'ho riletto tutto più lentamente, sul divano, ascoltando musica classica e fumando una sigaretta dietro l'altra.

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Alcune cartoline arrivano da molto lontano, altre da tempi più prossimi al mio.

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L'ho letto fino a pagina cinquantuno, poi ho avuto paura.

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Ne leggevo una al giorno, prima di dormire. Per qualche motivo il racconto della morte altrui allontanava i pensieri cattivi. Mi è servito a superare l'inverno. La scuola è quasi finita e forse mi salvo anche quest'anno.

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Non so perché, ma più lo leggevo e più mi sembrava superfluo che le pagine fossero numerate. Alla fine ho preso una forbice e ho risolto il problema. Adesso ho un libro come dico io e un barattolino con angolini di carta numerati da sette a centotrentasette.

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L'ho rubato alla libreria della stazione perché era piccolo. Mi è bastato solo da Lecce a Fasano. A Foggia è morta anche la batteria dell'Ipod. Fino a Torino mi sono dovuto accontentare del ritmico rumore di rotaie e del tetris del cellulare.


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