Una pagina dal mio nuovo romanzo "Wikistoria della rivoluzione":
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Ma non è oggi il giorno di ginnastica dolce di mio padre, non è adesso che arriverà la chiamata di mia madre.
Forse sarebbe bello se lei mi telefonasse adesso che non me lo aspetto e che per una volta mi lasciasse parlare. Come quando tornavo a casa piangendo perché gli altri nel cortile mi avevano preso in giro o perché non mi avevano lasciato giocare con loro e lei mi ascoltava carezzandomi la testa. Le racconterei di quanto fa schifo il mio lavoro e di come stanno trattando il suo bambino. Come può una mamma lasciare che il suo bambino sia costretto a contare monetine per otto ore al giorno, cinque giorni a settimana? Come può una mamma dire al suo bambino che la vita è così, che devi sopportare, che è meglio non dire niente, che lo fanno tutti, che ti serve a pagare l’affitto? Sono il tuo bambino e tu devi stare dalla mia parte e carezzarmi la testa perché nessun altro può farlo. Sono il tuo bambino mamma, quello che non sa andare in bicicletta senza mani. Guarda mamma, guarda cosa è costretto a fumare il tuo bambino, guarda in quale stanza ha messo il frigorifero, guarda Ma’. Raccontalo anche a papà che mi hanno fatto piangere, che gli vada a dare una lezione a quelli là. Dimmi che adesso papà mette a posto tutto e carezzami la testa, fammi addormentare sulle tue gambe.
Madre, liberami da questo male.
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2 commenti:
sulla scia del finale dell'"Orizzonte", eh?
Promette bene, buona scrittura!
Beh, grazie.
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