
Oggi è uscito l'ennesimo proclama di Generazione TQ (leggi Minimum Fax and friends) e questa volta si discute di self-publishing, pseudoeditoria, print on demand e vanity press. Insomma dell'editoria a pagamento (l'articolo è pubblicato su minima &t moralia e si può leggere qui).
Una volta ripulito dal periodare complesso e pretenzioso tipico delle comunicazioni dei TQ (ma è il loro stile nel bene e nel male) l'articolo rivela una critica feroce alla pratica dell'autoproduzione pilotata dall'editoria a pagamento, facendo riferimento soprattutto al gruppo Albatros/Il Filo e al sito ilmiolibro.it. Non ci sono dubbi che queste siano due realtà editoriali molto diverse tra loro ma ugualmente dannose per l'editoria italiana: la prima (Albatros) è addirittura "famigerata" tra librai e organizzatori di eventi letterari vista la bassa qualità dei titoli che propone e il numero impressionante di pubblicazioni annuali. Nella propria homepage, il gruppo Albatros/Il Filo mette in evidenza gli unici nomi conosciuti del proprio catalogo, nell'ordine Alda Merini, Alberto Bevilacqua, Andrea G. Pinketts, Stefano Zecchi, Luciano De Crescenzo e Antonio Cabrini (roba da supermercato, insomma, con buona pace della grandissima Alda Merini), ma a scorrere l'intero interminabile catalogo ci si rende subito conto che si tratta di un contenitore neutro, sovraffollato e di bassa qualità. La politica del gruppo è chiara: pubblichiamo tutto quello che ci viene proposto, senza filtri, senza editing, senza correzione di bozze, senza lavoro editoriale insomma. L'autore paga non solo le spese vive di stampa ma anche il guadagno della casa editrice, l'autore girerà le librerie per proporre il proprio libro e stresserà con mail, telefonate e visite a sorpresa gli organizzatori eventi e gli uffici stampa per proporsi con la forza di un libro stampato ma ignaro che il nome della casa editrice è già un marchio di fuoco per chi conosce appena le regole del mercato editoriale. Albatros/Il filo è il cestino della spazzatura dell'editoria italiana, pubblica quello che gli altri non pubblicheranno mai. Certo, può capitare che nel cestino della spazzatura finiscano anche dei titoli buoni, addirittura eccellenti, titoli che gli Editori (quelli con la maiuscola) non si sono presi la briga di considerare. Mi spiego meglio: probabilmente Guido Morselli oggi avrebbe finito per pubblicare con una casa editrice a pagamento visti gli illustri rifiuti che la sua opera ha ricevuto quando era in vita. Anzi, sarò ancora più esplicito, Guido Morselli oggi non avrebbe ricevuto risposte negative, piuttosto non avrebbe ricevuto alcuna risposta. Perché è questa la prassi per un autore esordiente: spedisci il manoscritto a dieci case editrici e ricevi due risposte negative e otto non risposte. Nel caso di Minimum Fax, per esempio, non ti è concesso neanche di sottoporre il manoscritto perchè, come scrive Nicola Lagioia sul sito della casa editrice (qui), sono troppo pochi per leggere tutti i manoscritti che gli arrivano. E allora uno contatta l'ufficio stampa e insiste ma ottiene come risposta che noi "pubblichiamo scrittori che conosciamo già e che seguiamo su blog (leggi Nazione Indiana e simili) e giornali". Poi vai al Salone di Torino e vai a sentire Lagioia e company che parlano dei dieci anni della collana Nichel e ti rendi conto che loro hanno "inseguito e pregato" un autore (Giorgio Vasta se non ricordo male) perché scrivesse un libro per loro e tu con il tuo manoscritto nella borsa bestemmi (cosa altro puoi fare se non bestemmiare?).
La morale della favola? Prima di criticare il bidone della spazzatura bisognerebbe cominciare a fare un po' di raccolta differenziata sporcandosi le mani. Non pubblicherò mai con Albatros/Il filo ma se tanti lo fanno è anche perché la puzza sotto il naso di certi editori è più insopportabile di quello della monnezza.
5 commenti:
La cosa migliore letta sull'argomento. Chiaro e puntuale.
Grazie mille
bel pezzo, però se, come dice lagioia in un commento all'articolo che linki, agli editori arrivano migliaia di manoscritti per lo piú insensati o deliranti, anche solo AFFRANCARE le lettee di risposta sarebbe un costo mortale.
E sempre come dice lagioia nel commento, cosa che suona brutale ma mi sento di condividere, l'editore ha obblighi verso il lettore, non verso chi invia manoscritti.
Eline, secondo me ci sarebbe un modo molto semplice, economico per tutti nonché ecologico, per risolvere la questione: chiedere di inviare i manoscritti tramite email. Probabilmente ne arriverebbe un numero ancora più spropositato, ma a chi è del mestiere basta veramente poco per capire se bisogna continuare la lettura o cestinare e, nel secondo caso, una mail "il suo lavoro non rientra nella nostra linea editoriale. arrivederci e grazie" non costa né soldi né tempo.
Partiamo dal presupposto che, secondo me, Minimum Fax è una delle migliori case editrici italiane con una linea editoriale coerente e riconoscibile e che, sempre secondo me il gruppo Albatros/Il filo rappresenta probabilmente il peggior esempio di editoria in Italia. Detto questo io penso che le case editrici italiane leghino troppo il talent-scouting ad alcuni pregiudizi sui gusti del pubblico. Non si capisce perché se Palhaniuk (spero si scriva così) vende molte copie non dovrebbe venderne altrettante un italiano che scriva come lui. Trovo che gli editor italiani abbiano poca voglia di mettersi in discussione e guardino troppo a "chi è" l'autore piuttosto che a come scrive.
Posta un commento